IL PERCORSO FORMATIVO "FANTACOGNITIVO" DI
UNA FIABA:
ESPLORARNE LA MULTIMEDIALITÀ
Alina Savioli
La
fiaba multimediale
La fiaba è multimediale in quanto parla con un linguaggio che coinvolge sensorialmente ed emotivamente; si presenta, è presentabile
utilizzando più canali. Una fiaba può essere raccontata o
letta, utilizzando quindi la voce con tutta la varietà ed i colori che
l’intonazione può dare; può essere rappresentata con illustrazioni ed accompagnata
con suoni; può essere raccontata con immagini animate; può essere drammatizzata.
La fiaba è racconto, ma è soprattutto
forma di racconto ed in quest’ultimo senso viene vista nelle pagine seguenti. Ha una sua
propria morfologia che si ripete e la caratterizza in una continuità di
struttura in cui sono organizzati trame e contenuti differenti.
La
struttura della fiaba è di per sé messaggio
Il medium è il messaggio, afferma Mac Luhan ne
“Gli strumenti del comunicare”, e la forma-fiaba
è essa stessa messaggio in quanto produce nel fruitore un mutamento delle
funzioni cognitive come percezione del sé e rappresentazione, permettendo al
bambino di proiettare la propria realtà
interiore e di esorcizzare ansie e paure.
E’
un medium caldo o freddo?
E’
caldo il medium che estende un unico senso fino ad un’alta definizione, fino
allo stato in cui si è abbondantemente colmi di dati.
Un medium freddo, invece, implica un alto grado di partecipazione da parte del
pubblico.
Seguendo queste indicazioni la fiaba
sarebbe fredda se raccontata e calda se letta. Fredda se letta e calda se
illustrata. Fredda se illustrata e calda se animata.
E’ corretto parlare di maggiore o
minore coinvolgimento da parte del
bambino in base alla modalità di fruizione della
fiaba? Sicuramente a livello percettivo e sensoriale, ma a livello emotivo la
fiaba assolve comunque la funzione di assorbire e
canalizzare il mondo interiore del bambino.
La fiaba è un medium che gioca sulla
ritualità. La ripetitività del racconto e degli atti
ad esso correlati danno sicurezza, ordine e ritmo favorendo la rappresentazione
ossia la creazione di immagini mentali, che preludono al trasferimento,
mediante connessione o proiezione, del mondo interiore nel sistema liberatorio-consolatorio fiaba.
Fiaba
classica e letteratura moderna
La fiaba classica, raccontata e riraccontata, consumata e rinnovata, attraverso i secoli si
arricchisce e si raffina, trasmettendo al
tempo stesso significati velati e palesi.
Le fiabe popolari, secondo Bettelheim ne “Il mondo incantato”, risultano più
soddisfacenti di tutte le storie per bambini.
Le storie moderne scritte per l’infanzia
sono anodine, evitano i problemi esistenziali, i
profondi conflitti interiori del bambino. Edulcorano la vita cercando di
proteggere il lettore ed evitando ciò che potrebbe troppo turbarlo.
Nelle fiabe, invece, il male è onnipresente come la virtù. Praticamente in ogni fiaba il bene ed il male si incarnano
in certi personaggi e nelle loro azioni.
I personaggi delle fiabe hanno una caratterizzazione netta: il buono, il cattivo, il furbo, lo
sciocco, il bello, il brutto. Non esistono figure grigie, ambivalenti, ma
personaggi tipici.
La moralità scaturisce dal fatto che
l’eroe, il virtuoso (nel senso di ricco di
virtù), risulta più attraente. Il bambino si identifica in esso durante il percorso della fiaba.
Affronta le difficoltà, i pericoli, gli inganni, li supera e condivide col
protagonista il lieto fine.
La fiaba classica è patrimonio comune.
Una sorta di cultura ancestrale che permea la cultura
umana.
La fiaba si è stratificata nei secoli
parlando a più livelli a generazioni di bambini, accompagnandoli nel superare
paure legate all’abbandono, alla morte, alla solitudine, ai conflitti
parentali. Nell’ambito della psicologia analitica le fiabe, scrive M.L. von Franz,
“sono l’espressione più pura e semplice dei processi psichici dell’inconscio
collettivo….”. Le fiabe sono anche utilizzate nei testi proiettivi e permettono
l’individuazione di tratti patologici, sintomatici, o di problematiche profonde
(L.Duss).
La fiaba lavora per osmosi: ciascun bambino assimila, interpreta, modella la
fiaba a seconda delle sue esperienze e dei suoi propri
stili cognitivi e bisogni emotivi. E questo processo avviene in modi diversi a seconda dei momenti: individualmente ogni bambino può
elaborare la fiaba traendo le risposte di cui abbisogna nelle sue diverse età
della vita. Il bambino sostituisce, a livello preconscio, i significati presenti
nella fiaba con quelli più adatti alla soddisfazione diacronica dei propri
bisogni.
La fiaba è metafora della vita vista
come allontanamento dal topos del nido. Mostra le difficoltà
come passaggi necessari ed ineludibili, ma passaggi che
temprano, fanno maturare e dai quali si impara, alla
stregua di riti di passaggio tra le varie fasi della crescita. La fiaba rappresenta
e concretizza in sé il bisogno di sapere, di credere
in una soluzione possibile che consola il piccolo, l’indifeso, il povero, il
misero. Soddisfa quel bisogno di rivalsa che aiuta a sopportare la vita, le
ingiustizie, le angosce.
L’analisi
della fiaba
La fiaba, in quanto
forma di racconto, può essere analizzata nelle sue fasi. Agisce a livello
inconscio, ma, se esaminata a livello conscio, svela la sua morfologia e quindi
si può smontare, rimontare e ricostruire mutandone i contenuti e mantenendo le funzioni.
Tale processo deve essere effettuato sotto forma di gioco. La fiaba è messaggio trasfigurato ossia non palese,
ma nascosto tra le pieghe della trama, pronto a svelarsi nei modi e nei tempi
che il fruitore richiede: allo stesso modo la analisi
della fiaba deve essere scomposizione trasfigurata, come in un gioco di
costruzioni. La forza della fiaba sta nell’incanto. Un’analisi fredda risulterebbe brutale e farebbe perdere alla fiaba stessa il
suo potere evocativo e taumaturgico.
Attraverso il gioco della scomposizione
e ricomposizione della fiaba il bambino acquisisce
gradatamente il potere di creare, di distruggere, di capire, di sapere, ma
anche di ottenere e di conoscere ciò che ha ottenuto.
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BIBLIOGRAFIA
Mc Luhan M.,
Gli strumenti del comunicare, Garzanti, Milano, 1986
Bettehheim B., Il
mondo incantato, La Feltrinelli, Milano, 2000
Propp V.J.,
Morfologia della Fiaba, Einaudi, Torino, 1966
Galimberti U., Dizionario di
Psicologia, UTET-Torino, 1992
Vygotskij L.S.,
Storia dello sviluppo delle funzioni psichiche superiori e altri scritti,
Giunti-Barbera, 1974